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Mólndal – Svezia

Alle prime luci del mattino, il lago di Rådasjön, a Mölndal, appare come una superficie sospesa tra veglia e silenzio. L’acqua è immobile, quasi trattenesse il respiro, e riflette un cielo nordico ancora indeciso tra la notte e il giorno.

Le nuvole basse, dense e stratificate, scorrono lente sopra l’orizzonte, lasciando filtrare una luce fredda e blu che avvolge ogni cosa.

Il pontile di legno entra nell’inquadratura senza clamore, segnato dal tempo e dall’umidità. La scaletta metallica, fredda al tatto anche solo a immaginarla, scende nell’acqua scura del lago: un invito silenzioso, più simbolico che reale, a immergersi in una natura che a quest’ora non concede alcuna distrazione. Non ci sono persone, né rumori visibili. Solo il lago, il cielo e il confine sottile tra terra e acqua.

Sul fondo, le colline e le linee degli alberi disegnano un profilo scuro, quasi una immagine grafica, che chiude la scena e rafforza il senso di isolamento. È una Svezia intima, lontana dalle cartoline turistiche: quella delle mattine lente, del clima che cambia in pochi minuti, della luce che non esplode mai ma si diffonde con molta discrezione.

E' un momento di attesa. Non racconta ciò che è appena accaduto, né ciò che accadrà, ma si ferma esattamente lì: nel punto in cui il giorno comincia, dove il lago di Rådasjön diventa testimone silenzioso di un nuovo inizio.