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Santiago di Cuba – Cuba

La luce arriva di lato, dura e tropicale, quella luce che a Santiago di Cuba sembra sempre cadere di traverso sulle cose.

Taglia il muro in due campi di colore: a sinistra un arancio caldo, quasi polveroso; a destra un verde pallido segnato dal tempo, con crepe sottili e tracce di umidità che raccontano anni di sole, pioggia e salsedine.

Una linea d’ombra attraversa la parete come un segno grafico, forse il filo di uno dei tanti cavi elettrici volanti che contraddistinguono la vita quà oppure la sagoma di un balcone poco distante.

In questa città la luce del pomeriggio disegna sempre geometrie inattese.

In basso entra nell’inquadratura la coda lucida di una Chevrolet d’epoca, blu intenso, quasi elettrico. La carrozzeria riflette il muro color pesca e il cielo dei Caraibi come uno specchio distorto. È una presenza silenziosa ma familiare: in questi luoghi dove le vecchie auto americane degli anni Cinquanta sono ancora parte del paesaggio urbano cubano, reliquie quotidiane che continuano a vivere nelle strade.

Il contrasto tra la vernice brillante dell’automobile e l’intonaco ruvido della parete racconta molto della città: una miscela di eleganza passata e resistenza quotidiana. Santiago è fatta così — di superfici vissute, colori saturi, dettagli che sembrano casuali ma che parlano di storia, di clima e di vita di strada.

Qui, dove l’aria è calda e umida e la città scende a terrazze verso la baia, ogni angolo diventa una scena. Un muro dipinto, una macchina parcheggiata, una linea d’ombra.