Seleziona Pagina

Mazzorbo – Italia

Nella luce limpida che attraversa la laguna nord, ecco un frammento silenzioso e resistente di Venezia.

Siamo a Mazzorbo, un'isola marginale solo sulla carta, dove la terra non è mai stata semplice ornamento ma strumento di sopravvivenza. Un canale d’acqua ferma, velato da alghe e riflessi verdi, scorre lento come un pensiero antico; sulle rive crescono piante spontanee, fiori già sfioriti, segni evidenti di un ciclo naturale che qui continua a dettare il ritmo, lontano dal turismo di massa che quotidianamente invade Venezia.

Oltre il corso d’acqua si apre la vigna: filari bassi e ordinati, protetti da una geometria che non è casuale ma storica.

È la vigna murata, tipica della Venezia agricola, quella che nei secoli ha imparato a difendersi dal vento salmastro e dalle maree con la pietra e con l’ingegno.

Le mura che la circondano – medievali nella concezione, ma ricostruite nel 1727 – non sono solo un confine fisico, ma una dichiarazione di resistenza ad oltranza: qui la viticoltura non è stata abbandonata, ma custodita.

Sul fondo, il campanile si alza come un punto di riferimento costante, verticale, quasi a ricordare che la vita isolana è sempre stata un equilibrio tra spiritualità, lavoro e paesaggio. Nulla domina la scena, tutto convive: l’acqua, la vigna, gli alberi, l’architettura.

La Tenuta Venissa nasce proprio da questa eredità. È qui che è stato recuperato e salvato il vitigno Dorona di Venezia, uva autoctona quasi scomparsa dopo le grandi alluvioni e l’abbandono agricolo della laguna.

Un’uva capace di resistere alla salinità e all’umidità, oggi simbolo di un progetto che unisce ricerca, memoria e futuro.

E' un paesaggio vivo, non un luogo turistico.

È una istantanea di ciò che resta e di ciò che continua: una Venezia laterale, agricola, concreta, dove la bellezza non è mai separata dal lavoro dell’uomo e dal tempo lungo della terra.